La famiglia Caniana e l’arte organaria di Andrea Luigi Serassi

di Adriano Giacometto

Premessa
La famiglia bergamasca dei Caniana (Cagnana, Caniani, Canniani) manca tutt’ora di uno studio puntuale che analizzi globalmente le diverse sfere della sua secolare attività (nota 1).
Sebbene già il Tassi, nelle sue Vite de’ pittori scultori e architetti bergamaschi (Tassi 1793) pubblicate postume, abbia indagato con buon profitto – date le informazioni attinte all’epoca direttamente dai protagonisti ancora in vita – le successive pubblicazioni si sono concentrate di volta in volta solo su tematiche specifiche, trascurando un’analisi sistematica e completa dell’operato delle quattro generazioni della famiglia artigiana bergamasca.
È il caso dell’interessante volume di Renza Labaa (Labaa 1972-2001), che analizza compiutamente solo l’opera di Giovanni Battista Caniana limitatamente all’arte lignaria pubblica civile e religiosa e l’argomento squisitamente architettonico; di alcuni rapporti della famiglia con l’arte organaria, indagati da Giosuè Berbenni (Berbenni 1992, 1998, 2024); della molteplice e quasi del tutto inedita loro arte destinata alle abitazioni private, della quale il sito di divulgazione scientifica Antiqua sta producendo negli anni un significativo contributo (nota 2).
Il presente articolo mira da un lato a una rilettura critica dei primi anni di attività della generazione più significativa alla luce delle ultime acquisizioni documentarie, dall’altro a indagare in modo puntuale gli stretti rapporti tra le generazioni della famiglia Caniana e l’organaro bergamasco Andrea Luigi Serassi (1725-1799) la cui opera sta emergendo in questi ultimi anni (Giacometto 2023).

Gli esordi
Partendo dagli scritti del Tassi, iniziati già a partire dal 1743, successivamente integrati, ma pubblicati dalla stamperia Locatelli solo dopo la sua morte, possiamo porre le basi su informazioni coeve alla vita degli artisti citati.
Riguardo a Giambattista Caniana scultore, ed architetto, scrive:
Nel Castello ragguardevole di Romano il di 8. Maggio 1671. nacque Giambattista da Antonio Caniana, e da Caterina Vicinelli di Cividate sua moglie. Fu posto alle prime scuole di Grammatica, come di più vivace ingegno degli altri due suoi fratelli, che si appigliarono alla professione del Padre, il quale era eccellente falegname di quadratura. Morto questi, la madre che la famiglia reggeva, fece continuare negli studj Giambattista, e terminata che ebbe la rettorica con non lieve profitto, s’avvisò d’inviarlo a Venezia, ed ivi applicarlo in un negozio. Contro la propria inclinazione vi si portò Giambattista, e circa un anno vi stette; ma seguita la morte della madre, ritornò alla patria per insinuazione anco del fratello maggiore, che desiderava incamminarlo nella propria professione. Cominciò quivi a studiare il disegno, al quale sentivasi dalla natura maggiormente inclinato, che al negozio; e nello stesso tempo ad attendere all’arte dei rimessi, o sia della tarsia, ed allo studio dell’architettura; e quantunque il facesse da sé, pure con gl’insegnamenti de’ libri, che di tal sorta molti possedevane il Padre, e coi consigli di un dotto Ingegnere forestiere, che per qualche tempo in Romano si trattenne, fece molto avanzamento non solamente nell’architettura, ma nella geometria ancora.
Era l’anno 1691. quando ricercati questi tre fratelli per fare li grandi armarj, che veggonsi nella seconda Sagristia della Chiesa principale di Alzano, colà si portarono; e di tale opera ne fu direttore Giambattista, che di già aveva nell’arte superati i fratelli, e vi fece tutte le intarsiature […]”
Le pubblicazioni della seconda metà del secolo scorso si spingono oltre, fino ad ipotizzare il Caniana allievo a Venezia della bottega di Andrea Brustolon (1662-1732), poi studioso ed estimatore delle architetture del Longhena (1598-1682).
Entrambe ipotesi più suggestive che condivisibili e molti elementi paiono confutare l’ardita ricostruzione biografica.
Se la morte della madre risale al 27 febbraio 1688, l’anno di permanenza a Venezia è il 1687, quando Giovanni Battista aveva l’età di 16 anni. Del Brustolon – all’epoca venticinquenne – risultano lavori coevi nel bellunese, ma non si hanno notizie documentate di un effettivo laboratorio sito nella “dominante” Venezia: la sua fama inizierà ad affermarsi solo qualche anno più tardi. A questo, dobbiamo necessariamente considerare che il Caniana era occupato nella città lagunare, per volere della madre, nell’attività di “negozio” (probabilmente, data l’età, affiancato ad un famigliare o comunque ad un conoscente di famiglia); mentre gli esiti successivi dell’arte di Giovanni Battista risulteranno assai distanti dall’esuberante gusto estetico del Brustolon, non dimenticando poi che il lavoro di tarsia – che renderà celebre l’arte dei Caniana – non rientrava né nell’interesse e né nella pratica dell’eccellente artista bellunese. Senza trascurare infine il fatto, che ci riconduce all’argomento del presente articolo: le numerose casse d’organo disegnate e realizzate dai Caniana poco conservano degli stilemi che caratterizzano la coeva produzione in area veneziana.
Questi dati riconducono di fatto a una più realistica considerazione delle parole del Tassi, ora corroborate anche dalla ricerca storica portata avanti in questi anni.
La pubblicazione nel 2008 di un interessante studio su I Rovelli di Cusio (Medolago/Boffelli/Calvi 2008), riscopre la figura di Giovanni Paolo Caniana (1669-1749), il maggiore dei tre fratelli. Il quale, pochi anni dopo la morte del padre Giacomo Antonio (1606-1679), si trasferisce a Cusio (Bg) a lavorare presso la bottega dei Rovelli. La sua presenza nel piccolo centro dell’alta Valle Brembana è documentata a partire dal 1685. Il 23 agosto 1690 Giovanni Paolo sposa Caterina Guarinoni residente nella vicina Averara (Bg). Negli atti inerenti alla dote della sposa, compare ad Averara come testimone il fratello Giovanni Battista Caniana (1671-1754). Questa presenza conferma le indicazioni del Tassi riguardo al desiderio di Giovanni Paolo di “incamminarlo nella propria professione”. Presumibilmente fin dal suo ritorno da Venezia (primavera 1688) Giovanni Battista si unisce a Giovanni Paolo e al fratello minore Giacomo Antonio (1673-1743) a Cusio e si perfeziona “all’arte dei rimessi”. Proprio in quello scorcio di tempo iniziano l’attività in proprio; riprendendo e rielaborando inizialmente figure e temi che evocano l’arte dei Rovelli. Sono per la maggior parte mobili destinati ad abitazioni private (cassettoni, canterani, sedie, tavoli, cassapanche, inginocchiatoi) [Figure 1 e 2] nei quali viene dato largo spazio al lavoro di intarsio.

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Figura 1. Bottega Caniana (attribuito), cassettone, fine XVII secolo, Martandrea Antichità 2025, ora in collezione privata.

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Figura 2. Bottega Caniana (attribuito), inginocchiatoio, fine XVII secolo, collezione privata.

Grazie all’attività di collaborazione, per la parte di intaglio, tra i Rovelli e la bottega dei Fantoni di Rovetta (Bg), i fratelli Caniana entrano in contatto con Andrea Fantoni (1659-1734). In brevissimo tempo si instaura un rapporto di stima e amicizia tale, da indurre Andrea Fantoni ad affidare ai fratelli Caniana, prima qualche collaborazione a livello di intarsio di mobili, poi l’impegnativo ciclo di tarsie della seconda sagrestia di Alzano Lombardo (Bg). Un lavoro di alto profilo destinato a protrarsi negli anni, dal 1691 [Contratto del 13 dicembre 1692] fino ai primi anni del secolo successivo (nota 3).
Proficua collaborazione destinata a rinnovarsi nel tempo, soprattutto in tema di intarsio, ne sono testimoni alcuni cassettoni conservati, attribuibili alla bottega Fantoni – a Palazzo Carrara Spinelli e a Palazzo Marioni Barca [Figura 3], entrambi a Clusone (Bg) – le cui tarsie a soggetto zoomorfo sono riconducibili alla mano dei Caniana e tutta una serie di collaborazioni documentate nei successivi decenni.

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Figura 3. Bottega Fantoni (intaglio), bottega Caniana (intarsio), cassettone, fine XVII secolo, Palazzo Marioni Barca, Clusone. (Catalogo ICCD3211397, scheda CCN0300174596).

A partire dalla fine del primo decennio del XVIII secolo, Giovanni Battista – definitivamente stabilito ad Alzano dopo il matrimonio nel 1694 –  si avvicina all’architettura e ai temi che riguardano più da vicino l’argomento del presente articolo, mentre i due fratelli continuano il lavoro di bottega, affiancati poi in seguito anche dai figli di Giovanni Battista: Caterina (1697-1784), Giovanni Antonio (1701-1731), Giuseppe (1709-1761) e Martino Bonifacio (1712-1775); poi dai figli di Giuseppe, Giacomo Martino (1750-1802) e Giovanni Battista (1747-1823), sacerdote e organista.
I Caniana e l’arte organaria
Il primo lavoro documentato è la “maestosa cassa dell’organo” di Stezzano (Bg) nel 1711, nella quale l’organaro Cesare Bolognini vi collocherà il suo primo organo a due tastiere (Ravasio 2010). Anche in questo caso la parte di intaglio – due telamoni – è affidata ad Andrea Fantoni.
Il progetto di gran lunga più significativo del tempo è il disegno [Figura 4] delle grandiose casse e cantorie gemelle dell’organo del Duomo di Bergamo (Berbenni 2017), entro una delle quali Antonio e Angelo Bossi collocheranno un monumentale organo (Contratto del 7 giugno 1728) “simile a quello della Cattedrale di Como” con facciata di 12 piedi, suddivisa in tre campate, con le canne maggiori disposte nei campi laterali.

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Figura 4. Giovanni Battista Caniana, disegno cassa d’organo per il Duomo di Bergamo, 1728, Rovetta (Bg), Museo Fantoni.

Questo modello di cassa godrà nel tempo di un certo successo; la troviamo riproposta pochi anni più tardi ad Alzano nella chiesa di S. Michele [Figura 5], questa volta impostata sull’ordine di 8 piedi e a Crema nella chiesa di S. Giacomo, sempre di 8 piedi, nella quale Cesare Bolognini collocherà verso la metà degli anni Trenta un organo a due tastiere.

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Figura 5. Giovanni Battista Caniana, cassa d’organo, 1730 circa, Alzano (Bg), chiesa di S. Michele.

Di simile impianto a tre campi, ma con la disposizione delle canne maggiori nella campata centrale, lo ritroviamo attestato nell’organo di San Paolo d’Argon (Bg), cassa opera del Caniana nel 1738. [Figura 6].

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Figura 6. Giovanni Battista Caniana, cassa d’organo, 1738, San Paolo d’Aragon.

I rapporti tra Andrea Luigi Serassi e la famiglia Caniana
Il primo incontro tra Giovanni Battista Caniana e la famiglia Serassi avviene verosimilmente nel 1738, quando a Giuseppe Serassi (1693-1760) viene affidato il compito di ricollocare il vecchio organo nella nuova chiesa di S. Caterina a Bergamo, edificio progettato dallo stesso Caniana (Labaa 1972-2001).
Ma un rapporto di autentica e concreta collaborazione inizia solo successivamente, alla fine degli anni Cinquanta e coinvolge Andrea Luigi Serassi e i figli di Giovanni Battista: Giuseppe e Martino Bonifacio.
Questo incontro coincide anche con un passaggio epocale in casa Serassi, riguardo l’impostazione e la disposizione delle facciate:
-il progressivo passaggio dalle 3 o 5 campate, all’unica campata di canne;
-il posizionamento del registro di flutta reale di stagno in facciata (anziché di piombo all’interno);
-l’andamento delle canne perfettamente simmetrico ai lati della canna maggiore (possibile solo disponendo anche il Principale secondo).
Questi elementi di non poco conto iniziamo ad individuarli a partite dall’organo della chiesa di S. Benedetto a Crema (Cr) nel 1759 e poi interamente rappresentati a Ripalta Nuova di Ripalta Cremasca (Cr) nel 1760 (Giacometto 2023) [Figura 7].

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Figura 7. Andrea Luigi Serassi, organo, 1760, Ripalta Nuova (Cr), chiesa di S. Cristoforo (foto di Alberto Dossena).

L’opera di maggior rilievo del tempo è il monumentale strumento della chiesa di S. Agostino a Crema (Carmeli/Giacometto/Lorenzani/Maffina 2022), costruito tra il 1767 e il 1769; dotato di due tastiere e 45 comandi di registrazione, corrispondenti a oltre 2000 canne. L’imponente facciata di 12 piedi, tutt’ora conservata integra nonostante i molteplici rifacimenti (lo strumento è ora collocato a Castiglione d’Adda), costituita da ben 37 canne disposte a unica campata, vede la prototipale configurazione dell’andamento delle canne “a cuspide con ali” nella rarissima successione “ad ordine cromatico” delle stesse [Figura 8].

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Figura 8. Andrea Luigi Serassi, organo, 1769, Castiglione d’Adda (un tempo in S. Agostino a Crema) (foto di Giani Organi).

Ma ciò che merita approfondimento è la monumentale cassa progettata dai Caniana, non solo per le sue dimensioni, bensì per la sua conformazione a campata unica, all’epoca ancora rara su strumenti di grandi dimensioni. Gli elementi decorativi tipici di quel periodo, quali “cascate, ossian ghirlande al di sopra delle canne”, distribuiti abbondantemente all’interno del fornice, erano considerati da Andrea Luigi – sempre molto attento all’acustica – deleteri, perché a sua detta, impedivano la naturale propagazione del suono “che la riuscita dell’Organo molto dipenderà dal far che la voce non sia disturbata dai legnami che coprono il Campo […] che la voce non impedita da tanti cancelli, ne uscirebbe più armoniosa e vivace”.
I Caniana sfruttano intelligentemente l’esigenza dell’organaro per dare maggior “profondità” alla vista dell’interno della cassa, introducendo due importanti mensole riccamente intagliate e dorate, aggettanti dalla parete posteriore e sorreggenti un cupolino ligneo realizzato “a cassettoni” sovrastante la parte centrale del prospetto [Figura 9]. Soluzione in seguito riproposta in molte altre occasioni anche da organari concorrenti, almeno fino ai primi decenni del XIX secolo.

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Figura 9. Organo Serassi a Castiglione d’Adda: particolare delle mensole interne e del cupolino prima del montaggio delle canne interne di metallo e della facciata (foto di Giani Organi).

Abbiamo fondati elementi per pensare che quel prototipale cupolino, negli intenti dei costruttori, non dovesse svolgere solo una mera funzione estetica, bensì una più pregnante funzione acustica di deflessione delle onde sonore all’interno della navata dell’edificio. Questa ipotesi pare confermata dalla continua ricerca praticata su strumenti successivi, nella quale la forma del cupolino evolverà fino ad arrivare ad occupare l’intero spazio del fornice.
La collaborazione tra la famiglia Serassi e la famiglia Caniana, tuttavia non si limiterà al solo campo architettonico. Ne abbiamo notizia in uno scritto del 1835 di Johann Simon Mayr, musicista bavarese trasferito a Bergamo a fine Settecento. Su Andrea Luigi Serassi il Mayr scrive: “[…] giunse pel vigore del proprio ingegno ad arricchire le sue opere di nuovi ritrovati, e da varie ingegnose esperienze e ritrasse il fortunato esito di maggiore perfezionamento.
Per tal modo veggonsi da esso praticati per la prima volta i timpani di quattro contrabbassi ne’ tuoni di C, [=Do], D, [=Re], G, [=Sol], A, [=La], i quali sembravano in allora i più adattati, nell’organo fabbricato nel 1761 per la chiesa di Passarera nel territorio Cremasco. Ed afferrata una semplice idea suggerita dagl’ingegnosi fratelli Canniani di Alzano ridusse il così detto Tiratutto a tale, che per mezzo di esso si possono ora muovere tutti que’ registri, che vanno a talento del suonatore […]»
A proposito del “tiratutto col piede” che il Mayr – intimo amico di casa Serassi – non esita ad attribuire all’ingegno dei Caniana, Giuseppe Serassi (1750-1817) figlio di Andrea Luigi, nel 1816 nelle sue Lettere, già aveva scritto: “[…] che sin all’anno 1776 li nostri superarono gli organi Francesi, sia con li somieri a vento, come ancora nel così detto tiratutto ridotto da mio padre nello stato che è di presente, col quale si ponno fare moltissime mutazioni di piano-forte a piacere […]”.
Sulla scorta di questi elementi era parso ragionevole posizionare all’anno 1776 l’introduzione (o quantomeno il perfezionamento) del fortunato dispositivo, meglio noto nel secolo successivo come “tiratutti alla lombarda”; solo negli ultimi mesi (primavera 2025) grazie ad alcuni sopralluoghi “mirati” è stato possibile riposizionare con una certa sicurezza l’introduzione di questo accessorio almeno a partire dal 1760. L’esito di questa ricerca è stato reso pubblico nel corso di una Giornata di studi tenuta a Tavagnasco (To) il 24 maggio 2025 in occasione delle Manifestazioni per il 300° anniversario della nascita di Andrea Luigi Serassi.
Ancora da chiarire il motivo per il quale proprio i fratelli Caniana spinsero Andrea Luigi a perfezionare questo dispositivo. Sappiamo che avevano una lunga consuetudine di contatto con l’arte organaria e con organari importanti quali i Bossi o i Bolognini coi quali è documentata la collaborazione; sappiamo inoltre che avevano conoscenza di un “Registro, che faccia entrare, e sonare tutti li registri di ripieno, detto communemente il Tira tutti” realizzato dai Bossi sull’organo del Duomo di Bergamo sul finire degli anni Venti, dispositivo peraltro limitato al solo Ripieno e costretto ad un comando mediante manetta.
L’idea dei Caniana è un deciso passo in avanti rispetto al passato: non solo riguarda qualsiasi registro preimpostato estraendone la manetta (posizione 1 in Figura 10), ma il successivo inserimento è comandato da un pedale (posizione 2 in Figura 10), consentendo all’organista un cambio istantaneo senza distogliere le mani dalla tastiera [Figura 10].

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Figura 10. Andrea Luigi Serassi, organo, 1787, Tavagnasco, chiesa di S. Margherita; schema di funzionamento del “tiratutto col piede” (foto di Adriano Giacometto).

Le esigenze del gusto dell’epoca, assai apprezzate anche dai Caniana, a livello di dimensioni delle canne di facciata si estrinsecano nel già citato andamento perfettamente simmetrico delle stesse, nonostante questo obblighi l’organaro a una certa disottimizzazione, a livello di posizione dei singoli registri, di utilizzo dei materiali e di intonazione. Questo andamento lo ritroviamo anche in casi inaspettati come a San Germano Vercellese (Vc), nel 1775, dove Andrea Luigi Serassi è costretto al riutilizzo di una precedente cassa secentesca a tre campate [Figura 11].

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Figura 11. Andrea Luigi Serassi, organo 1775, San Germano Vercellese, chiesa di S. Germano (foto di Alessandro Salussolia).

Il disegno attribuibile alla mano di Giacomo Martino Caniana [Figura 12], esemplifica alla perfezione il loro modello di cassa d’organo, abbandonati le campate multiple e i fasti decorativi barocchi delle generazioni precedenti.
Sebbene risalga ai primi anni Ottanta, probabilmente per l’organo collocato da Andrea Luigi nel 1783 per la chiesa della SS. Trinità di Crema [Figura 16], ravvisiamo – nelle due soluzioni proposte – stilemi già adottati a fine anni Sessanta nella chiesa di S. Agostino della stessa città, oppure a fine anni Settanta a Bergamo, a S. Caterina [Figura 13], a S. Alessandro in Colonna [Figura 14], nei monumentali organi con facciate di 16 piedi (tre tastiere, 60 comandi di registrazione, per un totale di oltre 3250 canne) collocati su due cantorie contrapposte, collegati da una straordinaria e celeberrima meccanica sotterranea; oppure a San Michele di Ripalta Cremasca (Cr) [Figura 15].

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Figura 12. Giovanni Martino Caniana, disegno cassa d’organo, 1782 (Crema, chiesa della SS. Trinità), Rovetta (Bg), Museo Fantoni.

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Figura 13. Andrea Luigi Serassi, organo, 1779, Bergamo, chiesa di S. Caterina.

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Figura 14. Andrea Luigi Serassi, organo, 1779-1781, Bergamo, chiesa di S. Alessandro in Colonna.

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Figura 15. Andrea Luigi Serassi, organo, 1780 circa, San Michele di Ripalta Cremasca (Cr), chiesa di S. Michele (foto di Alberto Dossena).

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Figura 16. Andrea Luigi Serassi, organo, 1783, Crema (Cr), chiesa della SS. Trinità; le attuali canne di facciata risalgono al 1909. (foto di Alberto Dossena).

Tutta da dimostrare – ovviamente – ma intuibile alla luce degli atteggiamenti tenuti nel tempo dalle due famiglie artigiane, la possibile collaborazione a livello di interscambio di attrezzature, utensili e materiali per la lavorazione del legno.
L’attività della famiglia Caniana è rimasta nel tempo legata alla Valle Brembana, dove a fine Seicento la seconda generazione (Giovanni Paolo e Giovanni Battista) ebbero modo di collaborare coi Rovelli e almeno di Giovanni Paolo abbiamo documentazione della residenza almeno fino ai primi anni del Settecento. Lungo l’intero secolo abbiamo notizia di lavori nelle varie chiese della valle; compresa la cassa dell’organo collocato da Andrea Luigi Serassi nel 1791 a Serina (Bg) [Figura 17].

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Figura 17. Andrea Luigi Serassi, organo, 1791, Serina, chiesa di S. Maria Annunciata.

Negli stessi anni Novanta realizzano la nuova cassa dell’organo della chiesa parrocchiale della loro Alzano [Figura 18]. La scarsità della documentazione disponibile non permette di conoscere il nome dell’organaro che collocherà lo strumento, sebbene dall’analisi di alcune canne settecentesche riutilizzate nelle successive ricostruzioni, farebbero ipotizzare alla mano della famiglia Bossi. Proprio di questo strumento ne diventa titolare don Giovanni Battista Caniana, il quale risulta riconfermato – dopo un periodo di vacanza dovuto all’esito degli eventi napoleonici – il primo novembre 1812. Sotto la sua guida avviene la completa ricostruzione dello strumento successa tra il 1818 e il 1819 ad opera dei Fratelli Serassi; loro sono le attuali canne di facciata con l’inconsueta alternanza tra i registri di Principale e di Violone.

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Figura 18. Fratelli Serassi, organo, 1819, entro cassa Caniana di fine XVIII secolo, Alzano Lombardo (Bg), chiesa di S. Martino.

Ancora nel 1797 a Villa d’Almè (BG), quando ormai Andrea Luigi Serassi è impossibilitato dalla lunga malattia, il figlio Giuseppe colloca un nuovo strumento entro una classica cassa Caniana dotata del tipico cupolino semisferico che copre l’intero fornice retrostante la facciata.
La morte del sacerdote Giovanni Battista ad Alzano nel 1823 pone fine alla secolare attività artistica della famiglia Caniana.

NOTE

[1] Per approfondire l’argomento si segnalano alcuni riferimenti bibliografici, sebbene su alcuni testi le informazioni vadano attentamente riconsiderate alla luce degli studi più recenti.
-Andrea Carmeli, Adriano Giacometto, Federico Lorenzani, Silvano Maffina, Il “Nuovo organo grandioso a tre tastiere F.lli Serassi 1867 di Castiglione d’Adda, Guastalla, Associazione «Giuseppe Serassi», 2022, (Collana d’arte organaria, LXXVIII), pp. 196.
-Giosuè Berbenni, Lineamenti dell’organaria bergamasca dal secolo XV al secolo XVIII, in «Atti dell’Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti», vol liii, 1992, pp. 483-524.
-Giosuè Berbenni, Organi storici della Provincia di Bergamo, Bergamo, Provincia di Bergamo, 1998, pp. 336.
-Giosuè Berbenni, I Bossi. La dinastia e il Catalogo, Guastalla, Associazione «Giuseppe Serassi», 2017, (Collana d’arte organaria, LIII), pp. 424, vol. 1.
_Giosuè Berbenni, Disegni d’organo dal XVI al XIX secolo dei Fantoni e Caniana, celebri intagliatori, scultori, intarsiatori e architetti bergamaschi, Guastalla, Associazione «Giuseppe Serassi», 2024, (Collana d’arte organaria, XC), pp. 150.
-Rossana Bossaglia, I Fantoni. Quattro secoli di bottega di scultura in Europa, Vicenza, Neri Pozza, 1978, pp. 460 [+260 tavole].
-Adriano Giacometto, Andrea Luigi Serassi e l’organo (1787) della chiesa di Santa Margherita a Tavagnasco, Guastalla, Associazione «Giuseppe Serassi», 2023, (Collana d’arte organaria, LXXX), pp. 374.
-Renza Labaa, Gian Battista Caniana Architetto e Intarsiatore, Romano di Lombardia, Parrocchia di S. Maria Assunta, 2001 [1972-2001], pp. 314.
-Gabriele Medolago, Roberto Boffelli, Giacomo Calvi, I Rovelli di Cusio, Valtorta, Ecomuseo A.V.B., 2008, pp. 288.
-Ugo Ravasio, La bottega organaria di Lumezzane. I Bolognini, in «Arte Organaria Italiana», ii, 2010, pp. 19-55.
-Francesco Tassi, Vite de’ pittori scultori e architetti bergamaschi, Bergamo, Stamperia Locatelli, 1793 [postuma], pp. 78-82 [tomo II].

[2] Si rimanda agli articoli: Della bottega Caniana il cassettone Finarte maggio 2009 (giugno 2009) [Leggi ]; Rivelata una nuova fonte iconografica per gli intarsiatori Caniana (ottobre 2015) [Leggi ]; Un cassettone Caniana con particolari inusuali (dicembre 2018) [Leggi]; Un cassettone intarsiato con scene di animali e putti (luglio 2019) [Leggi]; Trumò intarsiato del Settecento attribuito a bottega bergamasca (Caniana?) (ottobre 2019) [Leggi]; Cassone bergamasco di fine Seicento appartenuto alla famiglia Tasso (novembre 2020) [Leggi].
Vedi anche: Andrea Bardelli-Micaela Mander, Su Giovan Battista e Giovanni Paolo Caniana, in Rassegna di Studi e Notizie del Castello Sforzesco, Milano 2007-2008 pp. 37-51; Andrea Bardelli, Proposta di attribuzione e modelli iconografici per alcuni sedili intarsiati nelle Raccolte del Castello Sforzesco, in Rassegna di Studi e Notizie del Castello Sforzesco,  Milano 2010, pp. 183-196.

[3] In realtà i rapporti tra le varie componenti della committenza, Caniana e Fantoni, furono assai più complessi di quanto la tradizione tramandi; il grandioso progetto vedrà la realizzazione anche grazie all’attenta mediazione di Giovanni Battista Caniana.

Un doveroso ringraziamento ad Andrea Bardelli per l’interessante confronto sull’argomento e per aver promosso la redazione dell’articolo; ad Alberto Dossena e Alessandro Salussolia per le foto e il lungo scambio di idee, all’organaro Alessandro Rigola, a Federico Lorenzani e all’Associazione culturale “Giuseppe Serassi”, alla parrocchia e al Comune di Tavagnasco promotori delle “Manifestazioni per il 300° anniversario della nascita di Andrea Luigi Serassi” (Tavagnasco, 9-24 maggio 2025).

Agosto 2025

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